Piacevoli conversazioni

Piacevoli conversazioni
Ciò che non si ama per se stesso, non si ama Quello che qualifica moralmente l'uomo non è ciò che conosce, ma ciò che ama. Perciò " ognuno è tale qual è il suo amore."L'anima è più presente nella cosa che ama che corpo che anima. " Amando abitiamo col cuore " nella casa che amiamo. ( Sant’Agostino).
Apprendere che nella battaglia della vita si può facilmente vincere l'odio con l'amore, la menzogna con la verità, la violenza con l'abnegazione dovrebbe essere un elemento fondamentale nell'educazione di un bambino. (Gandhi)

...Padre Antonio disse: «Verrà un tempo in cui gli uomini impazziranno, e al vedere uno che non sia pazzo, gli si avventeranno contro dicendo: – Tu sei pazzo!, a motivo della sua dissimiglianza da loro». (Padri del deserto)

...E molti saranno che, credendosi eletti perché cattolici, si vedranno preceduti da molti altri che servirono il Dio vero, a loro ignoto, seguendo la giustizia.” (Valtorta-Lezioni sull’Epistola di Paolo ai Romani, data 14.01.1948 pag. 57-58)

“Essi mi hanno reso male per bene e odio in cambio del mio amore.”(Salmo 109:5)


"OMNIA MUNDA MUNDIS" (TUTTO E'PURO PER I PURI)


sabato 25 luglio 2015

ESOPO

Il lupo e l'agnello

Un lupo vide un agnello vicino a un torrente che beveva, e gli venne voglia di mangiarselo con qualche bel pretesto.
Standosene là a monte, cominciò quindi ad accusarlo di sporcare l'acqua, così che egli non poteva bere.
L'agnello gli fece notare che, per bere, sfiorava appena l'acqua e che, d'altra parte, stando a valle non gli era possibile intorbidire la corrente a monte.
Venutogli meno quel pretesto, il lupo allora gli disse:
“ Ma tu sei quello che l'anno scorso ha insultato mio padre! “
E l'agnello a spiegargli che a quella data non era ancora nato.
“ Bene” concluse il lupo, “ se tu sei così bravo a trovare
delle scuse, io non posso mica rinunciare a mangiarti.”

Morale della favola


La favola mostra che contro chi ha deciso di fare un torto non c'è giusta difesa che valga.




Il contadino e la serpe


Un vecchio contadino durante la stagione dell'inverno, avendo trovato una serpe intirizzita dal freddo e avendone avuto compassione, la prese e se la mise in seno. Quella poi, riscaldandosi e riprendendo la propria natura, ferì il benefattore e lo uccise. Allora lui morendo disse: "Ho quello che mi merito, poiché ho avuto compassione di una serpe malvagia".

La favola mostra che i malvagi sono immutabili, anche se sono trattati con estrema bontà.



Il corvo e la volpe


Un corvo che aveva rubato un pezzo di formaggio volò su un ramo di un albero.
Una volpe lo vide e volendo per se il formaggio, si mise a lodare il corvo per la sua eleganza, la sua bellezza, gli disse che nessuno meglio di lui poteva essere considerato il Re degli uccelli, e che lo sarebbe diventato presto...

" Peccato che tu sia muto!"
Allora il corvo, per far sentire che aveva una bella voce,
spalancò il becco ed emise un grido.
Subito la volpe si precipitò sul formaggio caduto a terra:
"Caro corvo, nulla ti mancherebbe per essere Re, se avessi un po' di cervello".

Morale della favola
La vanità spesso rende ciechi e fa compiere delle azioni insensate. 




La cornacchia e il corvo


La cornacchia era gelosa del corvo, perché gli uomini lo tenevano in considerazione per la sua capacità di prevedere il futuro, e lo invocavano come testimonio.
Allora si mise in mente di imitarlo; vedendo dei passanti, volò su un albero e si mise a gracchiare a tutta forza; i passati si volsero spaventati, ma uno di loro disse:
“ Non è niente, andiamo avanti, è soltanto una cornacchia che grida cose senza senso".


Morale della favola

Così capita anche tra gli uomini: chi si mette a concorrere con quelli più capaci di lui, non solo non riesce ad uguagliarli, ma viene anche deriso.



Le due bisacce


Quando il creatore ebbe fatto l'uomo, gli mise sulle spalle due bisacce, una piena dei difetti degli altri e l'altra piena dei propri difetti; quella con i propri difetti penzolava sulla schiena mentre l'altra sul davanti.

Ecco perché l'uomo vede subito i difetti degli altri e non i propri.