Piacevoli conversazioni

Piacevoli conversazioni
Ciò che non si ama per se stesso, non si ama Quello che qualifica moralmente l'uomo non è ciò che conosce, ma ciò che ama. Perciò " ognuno è tale qual è il suo amore."L'anima è più presente nella cosa che ama che corpo che anima. " Amando abitiamo col cuore " nella casa che amiamo. ( Sant’Agostino).
Apprendere che nella battaglia della vita si può facilmente vincere l'odio con l'amore, la menzogna con la verità, la violenza con l'abnegazione dovrebbe essere un elemento fondamentale nell'educazione di un bambino. (Gandhi)

...Padre Antonio disse: «Verrà un tempo in cui gli uomini impazziranno, e al vedere uno che non sia pazzo, gli si avventeranno contro dicendo: – Tu sei pazzo!, a motivo della sua dissimiglianza da loro». (Padri del deserto)

...E molti saranno che, credendosi eletti perché cattolici, si vedranno preceduti da molti altri che servirono il Dio vero, a loro ignoto, seguendo la giustizia.” (Valtorta-Lezioni sull’Epistola di Paolo ai Romani, data 14.01.1948 pag. 57-58)

“Essi mi hanno reso male per bene e odio in cambio del mio amore.”(Salmo 109:5)


"OMNIA MUNDA MUNDIS" (TUTTO E'PURO PER I PURI)


sabato 5 maggio 2018

ANGOLO DELLA POESIA
















Hai colorato i miei pensieri



Hai colorato
i miei pensieri
e i miei sogni,
con gli ultimi riflessi
della tua gloria,
Amore,
trasfigurando
la mia vita
per la prossima bellezza
della morte.
Come il sole,
al tramonto,
ci lascia intravedere
un angolo di cielo,
hai mutato il mio dolore
in gioia immensa.
Per incanto, Amore,
vita e morte
sono diventate
per me
la stessa grande
meraviglia.  (Tagore)

martedì 23 agosto 2016


Preghiera per chiedere di diventare come bambini

“Insegnami a guardare con occhi innocenti, a credere nella vita, negli altri, a non fare calcoli, a fidarmi di te…”

Gesù è stato bambino, ha amato i bambini, ha riso come un bambino. Mi piace guardare Gesù come un bambino. Aveva un cuore da bambino. Gesù gioca, guarda, si lascia abbracciare e curare, impara. Guarda con innocenza. Inizia a camminare dando la mano a Giuseppe e a Maria.

Impara a mangiare e ad affacciarsi al mondo in una casa semplice. Piena di routine sacre. Impara a pregare. Piange. Ha bisogno dei suoi genitori per sopravvivere. Obbedisce. Riceve amore. Credo che l’infanzia di Gesù sia stata soprattutto ricevere amore.

Apparentemente improduttiva, troppi anni, ma nella sua anima ha gettato radici per sempre quell’amore incondizionato di Giuseppe e Maria che gli parlava di suo Padre.

Non diffida, non si indurisce. La sua anima di bambino rimane fino alla croce. Si fida sempre. Non giudica mai. Si abbandona. È il bambino tra le braccia di suo padre per tutta la vita. Maria ha serbato l’infanzia di Gesù nel suo cuore.



Una persona pregava:

“Signore, insegnami ad essere bambino, a godere della vita, a giocare e a ridere delle piccole cose. Insegnami a confidare e a donarmi totalmente senza proteggermi per non essere ferita.

Insegnami a guardare con occhi innocenti, a credere nella vita, negli altri, a non fare calcoli. A fidarmi di te. A camminare con la mano nella tua. A lasciarmi abbracciare come i bambini, a ricevere amore e carezze perché ne ho bisogno.

Insegnami sempre a perdere il tempo con cose non fondamentali, non serie né importanti. Insegnami a godere del momento come i bambini. Senza temere il futuro. Senza rimanere a pensare al passato”.

È importante imparare a vivere come bambini. Portare a passeggio nella vita il bambino che abbiamo dentro, senza paura di essere feriti. Abbiamo bisogno di persone e di luoghi in cui poter essere bambini. Senza paura delle grida e del rifiuto. Ridere come bambini. Giocare come bambini.

Questa domenica un bambino portava i suoi pani e i suoi pesci. Mi sono sempre chiesto: non sono troppi pani e troppi pesci per un bambino? Forse li portava a qualcuno. Forse i discepoli gli hanno chiesto cosa aveva e lui ha dato tutto.

Non sappiamo molto bene come sia andata esattamente, ma mi piace pensare agli occhi di quel bambino che ha affidato i suoi pani e i suoi pesci. A volte perdiamo lo sguardo dei bambini.

Diceva padre Josef Kentenich: “Cosa deve fare il bambino? Solo consegnarsi indifeso al Padre, sentirsi piccolo. E cosa fa il Padre? Più mi sento piccolo, più mi porta in alto.

Non è mancanza di attività propria, ma donazione piena a Dio.

L’ascensore della santità. Ci entro e va vertiginosamente verso l’alto. Mi ritengo piccolo davanti a Dio, come un bicchiere vuoto. Non sono nulla, Egli è tutto. Quanto è pratico! Quanto sono piccolo e indifeso davanti al Dio infinito!”

Il bambino confida in suo padre. Si abbandona. Offre tutto. Comprende che non può fare nulla se il padre non lo sostiene. Quanto è difficile essere come bambini quando vogliamo controllare tutto, avere tutto tra le mani!

Il bambino impara a confidare e lascia le mani. Mette tutto nelle mani di Dio. Così, semplicemente. Abbandono totale. Il bambino che ride e confida. Il bambino che crede nell’impossibile. Essere come bambini è la grazia per la vita che vogliamo continuare a chiedere.

Gesù sul monte, dopo aver parlato al suo popolo, dice di dare da mangiare a tutti. “Allora Gesù, alzàti gli occhi, vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: «Dove potremo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?». Diceva così per metterlo alla prova; egli infatti sapeva quello che stava per compiere”.

Alza lo sguardo e sente compassione per il suo popolo. Sa che ha fame, che vive disorientato come pecore senza pastore. Fa un miracolo superfluo.

Quante persone si avvicinano a Gesù perché vogliono essere curate, e Gesù vede in fondo alla loro anima la fragilità, la ferita e il peccato, e li guarisce!

Oggi succede il contrario, si avvicinano per essere guariti e Gesù si preoccupa di qualcosa di molto meno importante. Di qualcosa di più umano e terreno. Di qualcosa che passerà. Non vuole che se ne vadano senza aver mangiato.

Lo fa per compassione. Gesù guarda la persona intera, non solo la sua malattia. La guarda completamente e si preoccupa per tutto ciò che è suo. Per la fame di quell’istante. Dio cura i dettagli del momento. A volte i più piccoli. Ha questa delicatezza.

Il miracolo dei pani e dei pesci è solo di un momento. Mangiano, si saziano, ma il giorno dopo torneranno ad avere fame. Non è un miracolo molto efficace. Non importa. Quel momento di compassione, di rallegrare tante gente, vale la pena.

E forse, almeno in molti, il ricordo e la gratitudine sono durati tutta la vita. A volte i momenti più piccoli sono quelli che ricordiamo per sempre.

Abbiamo tutti un momento dell’infanzia che custodiamo dentro di noi in modo speciale, e a volte non ha a che vedere con cose fondamentali, né con decisioni trascendentali.

Ricordiamo l’odore di un momento, o quando abbiamo imparato ad andare in bicicletta, o quel giorno in cui abbiamo mangiato fuori con i nostri genitori. Sono momenti sacri che ricordiamo con affetto. Un bacio, un abbraccio, qualche parola. Un incontro inaspettato. Un giorno qualsiasi.

Gesù dà grande valore a quei momenti. Le parole. Gli sguardi. I gesti. Gli importa tutto ciò che ci accade. Lo preoccupano la nostra fame e il nostro riposo. Si preoccupa perfino dei dettagli più piccoli.

A volte pensiamo che con Dio possiamo parlare solo di cose importanti, trascendentali. Di temi gravi. Ma a Lui importa di tutto ciò che è mio. Il pane quotidiano. La mia fame, le mie necessità. Anche le mie stupidaggini, le mie piccolezze, le mie gioie segrete.

Oggi nessuno gli chiede nulla, e Lui dà tutto. O meglio, tutti gli chiedevano e lo supplicavano di guarire, e Gesù, come sempre, ha dato di più. Si è dato totalmente. Ha dato loro la consolazione e il pane. Le sue mani hanno benedetto e guarito, e hanno benedetto e spezzato il pane.

Gratis. Senza che nessuno glielo chiedesse. Senza che fosse necessario. Né tanto importante. Senza che nessuno se lo aspettasse. Che gioia segreta vedendoli mangiare in abbondanza!



A cura di Redazione Papaboys fonte: Aleteia

venerdì 29 luglio 2016


ANGOLO DELLA MUSICA


ANGOLO DELLA SPIRITUALITA'


URIEL
Giovanni 15

1 «Io sono la vera vite e il Padre mio è il vignaiolo. 


2 Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo toglie e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto.

3 Voi siete già mondi, per la parola che vi ho annunziato.

4 Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può far frutto da se stesso se non rimane nella vite, così anche voi se non rimanete in me. 

5 Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. 

6 Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e si secca, e poi lo raccolgono e lo gettano nel fuoco e lo bruciano. 

7 Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quel che volete e vi sarà dato. 

8 In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli. 

9 Come il Padre ha amato me, così anch'io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. 

10 Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. 

11 Questo vi ho detto perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena.

12 Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati. 


13 Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici. 


14 Voi siete miei amici, se farete ciò che io vi comando. 

15 Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamati amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre l'ho fatto conoscere a voi. 

16 Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda.

 17 Questo vi comando: amatevi gli uni gli altri.


18 Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. 


19 Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma io vi ho scelti dal mondo, per questo il mondo vi odia.

 20 Ricordatevi della parola che vi ho detto: Un servo non è più grande del suo padrone. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra. 

21 Ma tutto questo vi faranno a causa del mio nome, perché non conoscono colui che mi ha mandato

22 Se non fossi venuto e non avessi parlato loro, non avrebbero alcun peccato; ma ora non hanno scusa per il loro peccato. 

23 Chi odia me, odia anche il Padre mio. 

24 Se non avessi fatto in mezzo a loro opere che nessun altro mai ha fatto, non avrebbero alcun peccato; ora invece hanno visto e hanno odiato me e il Padre mio. 


25 Questo perché si adempisse la parola scritta nella loro Legge: Mi hanno odiato senza ragione.

26 Quando verrà il Consolatore che io vi manderò dal Padre, lo Spirito di verità che procede dal Padre, egli mi renderà testimonianza; 

27 e anche voi mi renderete testimonianza, perché siete stati con me fin dal principio. 

domenica 10 luglio 2016

ANGOLO DELLA MUSICA RELIGIOSA

ANGOLO DELLA MUSICA RELIGIOSA


 Mary Jane Q Cross

ESAME DI COSCIENZA SULLE BEATITUDINI

Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati.

Beati coloro che puntano all’autenticità evangelica e cercano di vivere il Vangelo senza adattamenti né riduzioni.

Beati quelle comunità che, pur vedendo ogni giorno il proprio ambiente devastato e sfigurato, sanno costruire il proprio futuro mediante prassi partecipative e nonviolente.

Non prenderti gioco dei poveri (Prv 3,27-29.21,13)

Figlio, non negare un beneficio a chi ne ha bisogno, se è in tuo potere il farlo. 


Non dire al tuo prossimo:
“Va’, ripassa, te lo darò domani”, se tu hai ciò che ti chiede. 

Non tramare il male contro il tuo prossimo mentre egli dimora fiducioso presso di te. 

Chi chiude l’orecchio al grido del povero invocherà a sua volta e non otterrà risposta.

_ Porto il mio contributo nella società per la costruzione di un mondo più giusto e più solidale?

_ Rispetto la creazione come dono di Dio affidato alla responsabilità degli uomini?

_ Mi preoccupo del futuro delle prossime generazioni e della terra? Ho a cuore la sicurezza di tutti?

_ Ho cura delle cose che mi circondano e che sono a disposizione di tutti?

_ Promuovo e tutelo i diritti delle persone e dei popoli, accogliendo la diversità di razza, di cultura e di religione come ricchezza?

_ Nell’ambito lavorativo sono corretto con i colleghi, alla ricerca della legalità e intraprendenza?

_ Mi interesso del bene comune a tutti i livelli, praticando i miei doveri di cittadino?

_ Come mi accosto all’Eucaristia? Sento la necessità di alimentarmi del Signore?

SALMO 85: GIUSTIZIA E PACE SI BACERANNO



Al maestro del coro. Dei figli di Core. Salmo.

Signore, sei stato buono con la tua terra,
hai ricondotto i deportati di Giacobbe.
Hai perdonato l'iniquità del tuo popolo,
hai cancellato tutti i suoi peccati.
Hai deposto tutto il tuo sdegno
e messo fine alla tua grande ira.
Rialzaci, Dio nostra salvezza,
e placa il tuo sdegno verso di noi.
Forse per sempre sarai adirato con noi,
di età in età estenderai il tuo sdegno?
Non tornerai tu forse a darci vita,
perché in te gioisca il tuo popolo?
Mostraci, Signore, la tua misericordia
e donaci la tua salvezza
Ascolterò che cosa dice Dio, il Signore:
egli annunzia la pace
per il suo popolo, per i suoi fedeli,
per chi ritorna a lui con tutto il cuore.
La sua salvezza è vicina a chi lo teme
e la sua gloria abiterà la nostra terra.
Misericordia e verità s'incontreranno,
giustizia e pace si baceranno.
La verità germoglierà dalla terra
e la giustizia si affaccerà dal cielo.
Quando il Signore elargirà il suo bene,
la nostra terra darà il suo frutto.
Davanti a lui camminerà la giustizia
e sulla via dei suoi passi la salvezza.

ESAME DI COSCIENZA SULLE BEATITUDINI

URIEL
Beati gli afflitti, perché saranno consolati.

Beati coloro che, soffrendo per il male che c’è nel mondo, si lasciano raggiungere dal dolore degli altri.

Beati quelli che lottano contro la sofferenza, ma si lasciano potare dal suo pugnale inesorabile per capire cosa passa e cosa resta in questa vita.

Beati quelli che, per lasciare spazio agli ultimi, ai piccoli, agli esclusi, adottano la sobrietà come stile di vita.

I ciechi di Gerico (Mt 20,29-34)

Mentre uscivano da Gerico, una gran folla seguiva Gesù. Ed ecco che due ciechi, seduti lungo la strada, sentendo che passava, si misero a gridare: «Signore, abbi pietà di noi, figlio di Davide!». La folla li sgridava perché tacessero; ma essi gridavano ancora più forte: «Signore, figlio di Davide, abbi pietà di noi!». Gesù, fermatosi, li chiamò e disse: «Che volete che io vi faccia?». Gli risposero: «Signore, che i nostri occhi si aprano!». Gesù si commosse, toccò loro gli occhi e subito ricuperarono la vista e lo seguirono.

_ Che cosa faccio per le grandi ingiustizie contro i poveri e per le grandi sofferenze del mondo?

_ Che cosa faccio per i grandi problemi ambientali? Mi sono già attivato per collaborare a soluzioni

concrete?

_ So chiedere perdono dei miei errori, soprattutto quando faccio soffrire qualcuno?

_ Quanto desidero godermi la vita senza essere disturbato? Dono parte del mio tempo per aiutare i poveri?

_ Chiudo gli occhi verso le richieste dei fratelli? Ho il cuore duro verso qualche sofferenza?

_ Nella mia famiglia trascuro qualche persona?

_ So essere gratuito nei rapporti con le persone?

_ Leggo la Bibbia con assiduità? Con quale atteggiamento riaccosto alla Parola di Dio?

SALMO 41: BEATO L’UOMO CHE HA CURA DEL DEBOLE



AL MAESTRO DEL CORO. SALMO. DI DAVIDE.

Beato l'uomo che ha cura del debole,
nel giorno della sventura il Signore lo libera.
Veglierà su di lui il Signore,
lo farà vivere beato sulla terra,
non lo abbandonerà alle brame dei nemici.

Il Signore lo sosterrà sul letto del dolore;
gli darai sollievo nella sua malattia.

Io ho detto: «Pietà di me, Signore;
risanami, contro di te ho peccato».
I nemici mi augurano il male:
«Quando morirà e perirà il suo nome?».

Chi viene a visitarmi dice il falso,
il suo cuore accumula malizia
e uscito fuori sparla.
Contro di me sussurrano insieme i miei nemici,
contro di me pensano il male:
«Un morbo maligno su di lui si è abbattuto,
da dove si è steso non potrà rialzarsi».
Anche l'amico in cui confidavo,
anche lui, che mangiava il mio pane,
alza contro di me il suo calcagno.
Ma tu, Signore, abbi pietà e sollevami,
che io li possa ripagare.
Da questo saprò che tu mi ami
se non trionfa su di me il mio nemico;
per la mia integrità tu mi sostieni,
mi fai stare alla tua presenza per sempre.
Sia benedetto il Signore, Dio d'Israele,
da sempre e per sempre. Amen, amen.

mercoledì 29 giugno 2016

ANGOLO DELLA MUSICA




ANGOLO DELLE FRASI E DEGLI AFORISMI



Se volevo piacere a tutti nascevo bugia.



Le falsità più pericolose sono le verità distorte moderatamente.
(Georg Christoph Lichtenberg)



La purezza non è solo dire la verità, 
ma è anche non ascoltare le bugie.
(Markku Envall)


Una mezza verità è una bugia intera.
(Proverbio Yiddish)


Nessun uomo ha una buona memoria sufficiente 
a farne un bugiardo di successo.

(Abraham Lincoln)




Non ho mai mentito perché non temo nessuno. Uno mente solo 
quando ha paura.
(John Gotti)

DAL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA




La dottrina sociale della Chiesa

2419 « La rivelazione cristiana [...] ci guida a un approfondimento delle leggi che regolano la vita sociale ». 295 La Chiesa riceve dal Vangelo la piena rivelazione della verità dell'uomo. Quando compie la sua missione di annunziare il Vangelo, attesta all'uomo, in nome di Cristo, la sua dignità e la sua vocazione alla comunione delle persone; gli insegna le esigenze della giustizia e della pace, conformi alla sapienza divina.

2420 La Chiesa dà un giudizio morale, in materia economica e sociale, « quando ciò sia richiesto dai diritti fondamentali della persona o dalla salvezza delle anime ». 296 Per ciò che attiene alla sfera della moralità, essa è investita di una missione distinta da quella delle autorità politiche: la Chiesa si interessa degli aspetti temporali del bene comune in quanto sono ordinati al Bene supremo, nostro ultimo fine. Cerca di inculcare le giuste disposizioni nel rapporto con i beni terreni e nelle relazioni socio-economiche.

2421 La dottrina sociale della Chiesa si è sviluppata nel secolo diciannovesimo, all'epoca dell'impatto del Vangelo con la moderna società industriale, le sue nuove strutture per la produzione dei beni di consumo, la sua nuova concezione della società, dello Stato e dell'autorità, le sue nuove forme di lavoro e di proprietà. Lo sviluppo della dottrina della Chiesa, in materia economica e sociale, attesta il valore permanente dell'insegnamento della Chiesa e, ad un tempo, il vero senso della sua Tradizione sempre viva e vitale. 297

2422 L'insegnamento sociale della Chiesa costituisce un corpo dottrinale, che si articola a mano a mano che la Chiesa, alla luce di tutta la parola rivelata da Cristo Gesù, con l'assistenza dello Spirito Santo, interpreta gli avvenimenti nel corso della storia. 298 Tale insegnamento diventa tanto più accettabile per gli uomini di buona volontà quanto più profondamente ispira la condotta dei fedeli.

2423 La dottrina sociale della Chiesa propone principi di riflessione; formula criteri di giudizio, offre orientamenti per l'azione:

Ogni sistema secondo cui i rapporti sociali sarebbero completamente determinati dai fattori economici, è contrario alla natura della persona umana e dei suoi atti. 299

2424 Una teoria che fa del profitto la regola esclusiva e il fine ultimo dell'attività economica è moralmente inaccettabile. Il desiderio smodato del denaro non manca di produrre i suoi effetti perversi. È una delle cause dei numerosi conflitti che turbano l'ordine sociale. 300

Un sistema che sacrifica « i diritti fondamentali delle singole persone e dei gruppi all'organizzazione collettiva della produzione » è contrario alla dignità dell'uomo. 301 Ogni pratica che riduce le persone a non essere altro che puri strumenti in funzione del profitto, asservisce l'uomo, conduce all'idolatria del denaro e contribuisce alla diffusione dell'ateismo. « Non potete servire a Dio e a mammona » (Mt 6,24; Lc 16,13).

2425 La Chiesa ha rifiutato le ideologie totalitarie e atee associate, nei tempi moderni, al « comunismo » o al « socialismo ». Peraltro essa ha pure rifiutato, nella pratica del « capitalismo », l'individualismo e il primato assoluto della legge del mercato sul lavoro umano. 302 La regolazione dell'economia mediante la sola pianificazione centralizzata perverte i legami sociali alla base; la sua regolazione mediante la sola legge del mercato non può attuare la giustizia sociale, perché « esistono numerosi bisogni umani che non hanno accesso al mercato ». 303 È necessario favorire una ragionevole regolazione del mercato e delle iniziative economiche, secondo una giusta gerarchia dei valori e in vista del bene comune.

IV. L'attività economica e la giustizia sociale

2426 Lo sviluppo delle attività economiche e l'aumento della produzione sono destinati a soddisfare i bisogni degli esseri umani. La vita economica non mira solo ad accrescere la produzione dei beni e ad aumentare il profitto o la potenza; essa è prima di tutto ordinata al servizio delle persone, dell'uomo nella sua integralità e di tutta la comunità umana. Realizzata secondo i propri metodi, l'attività economica deve essere esercitata nell'ambito dell'ordine morale, nel rispetto della giustizia sociale, in modo che risponda al disegno di Dio sull'uomo. 304

2427 Il lavoro umano proviene immediatamente da persone create ad immagine di Dio e chiamate a prolungare, le une con le altre e per le altre, l'opera della creazione sottomettendo la terra. 305 Il lavoro, quindi, è un dovere: « Chi non vuol lavorare, neppure mangi » (2 Ts 3,10). 306 Il lavoro esalta i doni del Creatore e i talenti ricevuti. Può anche essere redentivo. Sopportando la penosa fatica 307 del lavoro in unione con Gesù, l'artigiano di Nazaret e il crocifisso del Calvario, l'uomo in un certo modo coopera con il Figlio di Dio nella sua opera redentrice. Si mostra discepolo di Cristo portando la croce, ogni giorno, nell'attività che è chiamato a compiere. 308 Il lavoro può essere un mezzo di santificazione e un'animazione delle realtà terrene nello Spirito di Cristo.

2428 Nel lavoro la persona esercita e attualizza una parte delle capacità iscritte nella sua natura. Il valore primario del lavoro riguarda l'uomo stesso, che ne è l'autore e il destinatario. Il lavoro è per l'uomo, e non l'uomo per il lavoro. 309

Ciascuno deve poter trarre dal lavoro i mezzi di sostentamento per la propria vita e per quella dei suoi familiari, e per servire la comunità umana.

2429 Ciascuno ha il diritto di iniziativa economica; ciascuno userà legittimamente i propri talenti per concorrere a un'abbondanza di cui tutti possano godere, e per raccogliere dai propri sforzi i giusti frutti. Procurerà di conformarsi agli ordinamenti emanati dalle legittime autorità in vista del bene comune. 310

2430 La vita economica chiama in causa interessi diversi, spesso tra loro opposti. Così si spiega l'emergere dei conflitti che la caratterizzano. 311 Si farà di tutto per comporre tali conflitti attraverso negoziati che rispettino i diritti e i doveri di ogni parte sociale: i responsabili delle imprese, i rappresentanti dei lavoratori, per esempio le organizzazioni sindacali, ed, eventualmente, i pubblici poteri.

2431 La responsabilità dello Stato. « L'attività economica, in particolare quella dell'economia di mercato, non può svolgersi in un vuoto istituzionale, giuridico e politico. Essa suppone, al contrario, sicurezza circa le garanzie delle libertà individuali e della proprietà, oltre che una moneta stabile e servizi pubblici efficienti. Il principale compito dello Stato, pertanto, è quello di garantire tale sicurezza, di modo che chi lavora possa godere i frutti del proprio lavoro e, quindi, si senta stimolato a compierlo con efficienza e onestà. [...] Compito dello Stato è quello di sorvegliare e guidare l'esercizio dei diritti umani nel settore economico; in questo campo, tuttavia, la prima responsabilità non è dello Stato, bensì dei singoli e dei diversi gruppi e associazioni di cui si compone la società ».312

2432 I responsabili di imprese hanno, davanti alla società, la responsabilità economica ed ecologica delle loro operazioni. 313 Hanno il dovere di considerare il bene delle persone e non soltanto l'aumento dei profitti. Questi, comunque, sono necessari. Permettono di realizzare gli investimenti che assicurano l'avvenire delle imprese. Garantiscono l'occupazione.

2433 L'accesso al lavoro e alla professione deve essere aperto a tutti, senza ingiusta discriminazione: a uomini e a donne, a chi è in buone condizioni psico-fisiche e ai disabili, agli autoctoni e agli immigrati. 314 In rapporto alle circostanze, la società deve da parte sua aiutare i cittadini a trovare un lavoro e un impiego. 315

2434 Il giusto salario è il frutto legittimo del lavoro. Rifiutarlo o non darlo a tempo debito può rappresentare una grave ingiustizia. 316 Per stabilire l'equa remunerazione, si deve tener conto sia dei bisogni sia delle prestazioni di ciascuno. « Il lavoro va remunerato in modo tale da garantire i mezzi sufficienti per permettere al singolo e alla sua famiglia una vita dignitosa su un piano materiale, sociale, culturale e spirituale, corrispondentemente al tipo di attività e grado di rendimento economico di ciascuno, nonché alle condizioni dell'impresa e al bene comune ». 317 Non è sufficiente l'accordo tra le parti a giustificare moralmente l'ammontare del salario.

2435 Lo sciopero è moralmente legittimo quando appare come lo strumento inevitabile, o quanto meno necessario, in vista di un vantaggio proporzionato. Diventa moralmente inaccettabile allorché è accompagnato da violenze oppure gli si assegnano obiettivi non direttamente connessi con le condizioni di lavoro o in contrasto con il bene comune.

2436 È ingiusto non versare agli organismi di sicurezza sociale i contributi stabiliti dalle legittime autorità.

La disoccupazione, per carenza di lavoro, quasi sempre rappresenta, per chi ne è vittima, un'offesa alla sua dignità e una minaccia per l'equilibrio della vita. Oltre al danno che egli subisce personalmente, numerosi rischi ne derivano per la sua famiglia.


http://www.vatican.va/archive/catechism_it/p3s2c2a7_it.htm


martedì 28 giugno 2016




Sorridi...

....Sorridi per le persone che ti amano, per le persone che vivono vicino a te. Sorridi per te stesso e per quel poco che la vita ti regala. Sorridi perchè fa bene all'anima e sorridi perchè nessuno merita che tu smetta di farlo. Il tuo sorriso è gioia per chi ti ama e rabbia per chi ti invidia. 
(Dal web)

ANGOLO DELLA SPIRITUALITA'


domenica 19 giugno 2016

Rabindranath Tagore



Nessuno sa di dove viene il sonno
che aleggia sugli occhi dei bambini?
Si. Si dice che abiti laggiù,
in un villaggio incantato, dove,
tra le ombre d'una fitta foresta


fiocamente illuminata dalle lucciole,
splendidi pendono due timidi fiori.
Ecco di dove viene il sonno
a baciare il sonno dei bambini.


Nessuno sa dove nacque il sorriso

che ondeggia sulle labbra dei bambini

che dormono?

Si, si dice che un giovane

pallido raggio di luna crescente

abbia sfiorato il lembo
d'una leggera nuvola autunnale;
e così, nel sogno di un mattino
bagnato di rugiada, per la prima
volta nacque il sorriso che ondeggia
sulle labbra dei bambini che dormono.
Nessuno sa dove a lungo nascose
la dolce e tenera freschezza
che fiorisce sulle membra dei bambini?
Si. Quando la madre era ancor giovinetta,

la portava nel cuore colmo del mistero
delicato e silenzioso dell'amore:
là sbocciò la dolce e tenera freschezza
che fiorisce sulle membra dei bambini.

(Rabindranath Tagore)

ANGOLO DELLA SPIRITUALITA'

La madre Teodora

Ella fu interrogata sul problema delle cose che si sentono dire: «Come è possibile, ascoltando abitualmente discorsi mondani e volgari, essere per Dio solo come tu hai detto?». 

Ed ella dice: «Come quando siedi a tavola e vi sono molti cibi prelibati, e tu ne prendi sì, ma non volentieri, allo stesso modo, anche se giungono alle tue orecchie dei discorsi mondani, tieni il cuore rivolto a Dio e in questa disposizione non li ascolterai volentieri e non ti danneggeranno».

ANGOLO DELLA SPIRITUALITA'

La madre Teodora chiese un giorno al papa Teofilo che cosa significhi la parola dell’Apostolo: riscattando il tempo. 
Egli le disse: «L’espressione indica il guadagno. 
Per esempio: c’è un tempo in cui sei offesa? Compra il tempo dell’offesa con l’umiltà e la pazienza e traine guadagno. 
È tempo di ingiuria? Con la rassegnazione compra il tempo e guadagna; se ti accusano ingiustamente, traine guadagno con la sopportazione e la speranza. 
Così tutte le avversità, se vogliamo, diventano guadagno per noi». 

ANGOLO DELLA SPIRITUALITA'



"Un'anima non è mai senza la scorta degli angeli, questi spiriti illuminati sanno benissimo che l'anima nostra ha più valore che non tutto il mondo"

(Bernardo di Chiaravalle)

PADRI DELLA CHIESA



 Mentre era ancora a corte, il padre Arsenio pregò Dio dicendo: «Signore, guidami nella via della salvezza». E giunse a lui una voce che disse: «Arsenio, fuggi gli uomini, e sarai salvo». 

Padre Arsenio,
Ritiratosi a vita solitaria, pregò ancora con le stesse parole, e udì una voce che gli disse: «Arsenio, fuggi, taci, pratica la solitudine». È da queste radici che nasce la possibilità di non peccare.(Padri del deserto)

DAI PADRI DELLA CHIESA

Disse il padre Elia, il diacono: «Che cosa può il peccato dove vi è il pentimento? E a che giova l’amore dove c’è l’orgoglio?»[1]
 [1] Il pentimento cancella il peccato e l’orgoglio l’amore.

DAI PADRI DLLA CHIESA


Disse il padre Anub: «Da quando fu invocato su di me il nome di Cristo, non uscì una menzogna dalla mia bocca» 

1 È molto importante questo connettere al battesimo l’abolizione della menzogna (cf. Gregorio 1): dice implicitamente che il battesimo ci strappa totalmente da Satana, che è il padre della menzogna (cf. Gv 8, 44).

DAI PADRI DELLA CHIESA

Il padre Antonio disse: «Verrà un tempo  in cui gli uomini impazziranno, e al vedere uno che non sia pazzo, gli si avventeranno contro dicendo: – Tu sei pazzo!, a motivo della sua dissimiglianza da loro». 
(Padri del deserto)

sabato 18 giugno 2016

ANGOLO DELLA BUONA MUSICA. (The Best of Nana Mouskouri)


"LA MUSICA E' TERAPEUTICA. PER ME E' UNA FORMA DI PREGHIERA, CHE VA AL DI LA' DELLE PAROLE DEL TESTO".

      

ANGOLO DELLA BUONA MUSICA (The Best of Nana Mouskouri)

"LA MUSICA E' TERAPEUTICA. PER ME E' UNA FORMA DI PREGHIERA, CHE VA AL DI LA' DELLE PAROLE DEL TESTO".



"La musica dilata il cuore e mi fa viaggiare in mondi incontaminati".





Mi piacciono le persone che lasciano il segno.
Non cicatrici.

Sono quelle persone che entrano in punta di piedi nella tua vita e la attraversano in silenzio.

Parlano i gesti non la voce alta, gridano le emozioni non la rabbia.

Mi piacciono le persone che lasciano il segno, lì in quel piccolo posto chiamato cuore… sono quelle che mai se ne andranno perché quel posto se lo sono conquistato con le piccole attenzioni di ogni giorno.

(Stephen Littleword)




Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge ed i Profeti.
Gesù

                   confidiamo in Te

GLI ANGELI




Gli alberi sono lo sforzo infinito 
della terra per parlare al cielo in ascolto.


(R.Tagore)

DAL WEB



I bugiardi e gli infami prima o poi cadono e non avranno rinascite. Le persone vere cadono sotto i colpi della cattiveria ma si rialzeranno sempre più forti di prima in nome della verità che portano nel cuore!

La calunnia è un ciclone devastatore che abbatte e uccide, prima chi ne è l'autore, poi i suoi destinatari diretti o indiretti. Soprattutto è il peccato satanico per eccellenza frutto di odio, invidia, gelosia, cattiveria e di una volontà distruttiva che non ci sono parole per definirlo.

Per capire l'enorme malizia della calunnia e la malvagità di chi la mette in atto, non c'è che da considerare a quale abisso negativo siano giunti i calunniatori quando prendono di mira una persona.

La calunnia è l'arma dei vigliacchi-e/o-degli infami.

Il calunniato è, come pochi, l'immagine di Cristo.

Se ha fede sa che Dio è, appunto giudice di ogni ingiustizia e penserà Lui a far trionfare la giustizia.

Questa certezza, tuttavia, non impedisce all'innocente di rispondere adeguatamente ai colpi dei calunniatori con ogni mezzo lecito. L'eroismo dei Santi, che hanno accettato in silenzio il morso dei calunniatori, può essere ammirato ed anche seguito, ma nessuna legge Divina o Umana assicura ai calunniatori, anche quelli anonimi più vergognosi e vigliacchi impunità e copertura. " Chi odia e calunnia il proprio fratello è omicida " ( Giovanni 3,13 ).

Oserei dire che la calunnia, in un certo senso, è addirittura il più grave dei peccati.

La calunnia ha tutta la malizia della bugia, della falsa testimonianza, della menzogna ed è condannata dall'ottavo comandamento. 


Dio è la verità.  Gesù ha detto "Io sono la Verità". 

La calunnia sconfessa miseramente questa qualifica di Dio, è quindi negazione di Dio e del suo primo attributo. Queste persone che calunniano hanno il coraggio magari di andare a Messa tutti i giorni e fare la Comunione, si dovrebbero vergognare di prendere in giro il Signore in questo modo, dicendo poi di essere cattolici o cristiani praticanti ecc....

lunedì 13 giugno 2016

ANGOLO DELLA MUSICA

ANGOLO DELLA SPIRITUALITA'






ISAIA



Seconda accusa: siete credenti ipocriti (1,10-20)

Popolo e governanti di Gerusalemme, corrotti come Sodoma e Gomorra. Udite quel che il Signore sta per dirvi; ascoltate quel che il nostro Dio vuole insegnarvi: “Non m’importa dei vostri numerosi sacrifici: voi mi offrite pecore e le parti grasse dei vostri montoni. 

Non so cosa farmene del sangue di tori, di agnelli e di capretti. Quando venite a rendermi culto chi vi ha chiesto tutte queste cose e la confusione che fate nel mio santuario? Le vostre offerte sono inutili. L’incenso che bruciate mi dà nausea. 
Non posso sopportare le feste della luna nuova, le assemblee e il giorno di sabato, perché sono accompagnati dai vostri peccati. Mi ripugnano le vostre celebrazioni: per me sono un peso e non riesco più a sopportarle. 
Quando alzate le mani per la preghiera, io guardo
altrove. Anche se fate preghiere che durano a lungo io non le ascolto, perché le vostre mani sono piene di sangue.

Lavatevi, purificatevi, basta con i vostri crimini. E’ ora di smetterla di fare il male, imparate a fare il bene, cercate la giustizia, aiutate gli oppressi, proteggete gli orfani e difendete le vedove.

Ma sia ben chiaro, – dice il Signore – anche se per i vostri peccati siete rossi come il fuoco, vi farò diventare bianchi come la neve e puri come la lana. Se mi darete ascolto, mangerete i frutti di questa terra. Se vi ribellerete ancora, sarete sterminati. Parola del Signore!”.

Il processo prosegue con una seconda serie di accuse che il profeta rivolge al popolo e ai governanti di Gerusalemme, corrotti come Sodoma e Gomorra. 

L’argomento di questa seconda parte riguarda il rapporto culto-vita, fede-giustizia: siete un popolo di ipocriti e il vostro culto non serve a nulla!

Questo tema del rapporto culto-vita ritorna anche più avanti: Il Signore ha detto: “Questo popolo si avvicina a me per onorarmi. Mi onora però soltanto con parole, mentre con il cuore è lontano da
me. Tutto il suo culto è senza significato, perché consiste solo in precetti umani” (29,13). 

Il tema sarà ripreso anche dal Terzo Isaia rispetto al modo di vivere il digiuno religioso: Mi cercano ogni giorno, desiderano conoscere le mie decisioni. Anzi reclamano da me leggi giuste e vogliono che
sia vicino a loro. Sembrano una nazione che agisce con giustizia e osserva le leggi del proprio Dio.

Ma poi mi dicono: “Perché digiunare se non ci guardi? Perché umiliarci se non lo noti?”. E io rispondo: “Proprio mentre digiunate vi preoccupate dei vostri affari e maltrattate i vostri lavoratori. Litigate con violenza, urlate e fate anche a pugni… Questo, secondo voi, si chiama digiunare, umiliarsi davanti al Signore? 

Per digiuno io intendo un’altra cosa: rompere le catene 
dell’ingiustizia, rimuovere ogni peso che opprime gli uomini, rendere la libertà agli oppressi e spezzare ogni legame che li schiaccia. 

Digiunare significa dividere il pane con chi ha fame, aprire
la casa ai poveri senza tetto, dare un vestito a chi non ne ha, non abbandonare il proprio simile (Is 58,1-12). E’ un tema molto sviluppato da tutti i profeti (vedi: Os 6,6; Am 5,21-24; Ger 7,21-28).


Per culto i profeti intendono tutto l’insieme delle preghiere, dei sacrifici di animali, delle offerte dei prodotti della terra, che costituivano la struttura portante dei santuari e del tempio di Gerusalemme.

Per giustizia i profeti intendono una vita retta; la difesa dei diritti dei poveri, dei deboli, degli ultimi, degli stranieri; l’equa ripartizione dei beni della terra secondo le necessità di ogni famiglia; l’amministrazione della giustizia senza favoritismi verso i potenti a danno degli indifesi.

La seconda requisitoria si svolge in tre momenti:

Accusa: un culto solo esteriore, fatto per dovere o pensando che Dio abbia bisogno delle nostre preghiere e delle nostre offerte, è inutile, vuoto, falso… anzi dà nausea a Dio, gli ripugna e gli fa girare le spalle. La preghiera e il culto servono a noi, non a Dio; sono per la nostra crescita nella fede, non per sdebitarci con lui e ottenere dei favori. 

Il culto nasce dalla vita (come lode, ringraziamento, supplica, richiesta di perdono, intercessione, comunione) e deve ritornare alla vita (come riconciliazione, gioia, forza, serenità, pace, amore, perdono, giustizia, solidarietà, servizio verso gli uomini, specialmente i poveri, i deboli, i sofferenti).

Vero culto è una vita di obbedienza a Dio e di amore ai fratelli: amare Dio con tutto il cuore, con tutta la mente, e con tutte le forze e amare il prossimo come se stesso. Questo vale molto più che tutte le offerte e i sacrifici di animali (Mc 12,33), come ha insegnato
Gesù di Nazaret. Non ci può essere vera celebrazione dell’Eucaristia senza la giustizia; non ci può essere vera preghiera senza un cuore libero, capace di perdono e di riconciliazione.

Invito alla conversione: è un appello accorato a ritrovare il vero spirito della preghiera e del culto a Dio attraverso il cambiamento della mentalità e delle scelte di vita. Se nella mente e nel cuore ci sono pensieri e sentimenti di verità, di onestà, di giustizia, di amore verso il prossimo, di perdono delle offese, di riconciliazione e di pace… allora la lode e il culto sono secondo Dio, espressioni di una fede vissuta nello spirito e nella verità dell’amore (Gv 4,24).

Promessa del perdono: Dio è più grande del male, delle grettezze dell’uomo. Dio perdona sempre, gratuitamente, le persone che riconoscono i loro sbagli e accettano di ritornare a lui.

I profeti avevano già annunciato quello che poi Gesù proclamerà con la forza della sua parola di profeta e la provocazione dei suoi gesti di accoglienza e di perdono dei peccatori.

Questa seconda parte del processo si conclude con la benedizione per chi ascolta l’ammonimento del profeta e la maledizione per chi persevera ostinatamente nella sua ribellione verso Dio.

La verifica sul rapporto culto-vita resta sempre di attualità per ogni tempo, anche se oggi è meno pressante di un recente passato perché si sono assottigliate di molto le fila dei praticanti abituali della liturgia domenicale (e anche di quella delle grandi feste annuali). 

Questo dovrebbe avere innalzato la “qualità” della presenza e la “coerenza” dello stile di vita conseguente, anche se non bisogna mai attenuare le esigenze della fede per non “scomodare” qualche ascoltatore e perdere ulteriori fedeli. Più esigente invece la verifica rispetto alla celebrazione, ancora molto richiesta, di alcuni Sacramenti come il matrimonio religioso, i Sacramenti dell’iniziazione cristiana per i figli, le esequie in Chiesa (celebrate con solennità o negate). 

Se non spetta a noi giudicare la fede e la coscienza delle persone, tocca a noi essere vigili perché le nostre celebrazioni non facciano nausea a Dio e diventino occasione di scandalo per l’incoerenza tra ciò che è proclamato e ciò che si vive, per la vuota ripetizione di parole di circostanza, per la sfarzosità delle cerimonie e dei paramenti, per la blasfema abitudine di attribuire alla volontà di Dio ciò che invece è frutto di tradizioni umane o camuffamento di interessi economici e politici.