Piacevoli conversazioni

Piacevoli conversazioni
Ciò che non si ama per se stesso, non si ama Quello che qualifica moralmente l'uomo non è ciò che conosce, ma ciò che ama. Perciò " ognuno è tale qual è il suo amore."L'anima è più presente nella cosa che ama che corpo che anima. " Amando abitiamo col cuore " nella casa che amiamo. ( Sant’Agostino).
Apprendere che nella battaglia della vita si può facilmente vincere l'odio con l'amore, la menzogna con la verità, la violenza con l'abnegazione dovrebbe essere un elemento fondamentale nell'educazione di un bambino. (Gandhi)

...Padre Antonio disse: «Verrà un tempo in cui gli uomini impazziranno, e al vedere uno che non sia pazzo, gli si avventeranno contro dicendo: – Tu sei pazzo!, a motivo della sua dissimiglianza da loro». (Padri del deserto)

...E molti saranno che, credendosi eletti perché cattolici, si vedranno preceduti da molti altri che servirono il Dio vero, a loro ignoto, seguendo la giustizia.” (Valtorta-Lezioni sull’Epistola di Paolo ai Romani, data 14.01.1948 pag. 57-58)

“Essi mi hanno reso male per bene e odio in cambio del mio amore.”(Salmo 109:5)


"OMNIA MUNDA MUNDIS" (TUTTO E'PURO PER I PURI)


mercoledì 15 luglio 2015

Pagine 33,34

 

ARMONIE DELLA CREAZIONE
E DELLA STORIA 
DI GAVINO SABADIN


L’ERA DEGLI ANGELI

La prima sfida dell’uomo al cielo, la prima battaglia di Lucifero sulla terra, aveva avuto conseguenze terribili e immediate.

Ai membri della prima famiglia umana “s’aprirono gli occhi”, ma solo per vedere la propria nudità. Spogliato di ciò che spiritualmente lo faceva ad immagine di Dio, Adamo sentì il bisogno di coprirsi almeno il corpo.

Che cosa è l’uomo ora, dopo la colpa, se gli mancava il vestito? Questo vedevano gli occhi di Adamo. Egli si vedeva simile alle bestie nelle fatiche, nei dolori, nei travagli, nella nascita, nella morte e se ne vergognò. Non vedeva e non sentiva più in sé ciò che lo aveva innalzato sopra di esse; era caduto nelle tenebre.

Negli abissi e nel caos del cuore umano ardeva, ormai, il fuoco delle passioni; fuoco senza luce, come sopra la terra, quand’era informe e vuota, la nube tenebrosa bruciava senza illuminare l’abisso.

Nelle nuove e improvvise tenebre la voce di Dio echeggiò come un tuono di maledizione e di condanna. Fu maledetto il tentatore e fu maledetta la terra, luogo di peccato; non furono però maledetti i peccatori. Adamo ed Eva furono invece condannati a “mangiar l’erba della terra maledetta”, cioè condannati alla fatica, al dolore, alla morte.

Prima del peccato un solo albero era maledetto perché un solo albero conteneva i germi del male; dopo il peccato, noi siamo costretti invece, e per condanna, a mangiar erba di terra maledetta; ogni giorno entra in noi, col nostro cibo, il frutto della maledizione.

Ma se fu maledetto Lucifero e la terra su cui egli era precipitato dal cielo, perché mai non furono maledetti Adamo ed Eva benché peccatori? Questa diversità di condanna racchiudeva un mistero.

Ed un altro mistero si presentò ad Adamo nelle parole che Dio aveva detto al serpente:

“Porrò inimicizia fra te e la donna, fra la stirpe tua e la stirpe di lei; essa ti schiaccerà il capo, e tu insidierai il suo calcagno” (Genesi III, 14-15).

Dunque la stirpe umana e per essa una donna, della discendenza di Adamo, avrebbe vinto il serpente. Era un lampo di salvezza e di luce nella profondità delle tenebre.

Appariva ancora una volta la luce nel mondo, e con la luce riappariva la speranza. Era il ritorno in altro modo di quella luce antica che aveva illuminato le tenebre all’inizio della creazione, sotto forma di folgore. Ma anche la folgore, quando apparve per la prima volta nel mondo, simboleggiava, in forma fisica, la vera luce che non aveva avuto principio.

[1]In principio era il Verbo,
il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.
[2]Egli era in principio presso Dio:
[3]tutto è stato fatto per mezzo di lui,
e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che
esiste.
[4]In lui era la vita
e la vita era la luce degli uomini;
[5]la luce splende nelle tenebre,
ma le tenebre non l'hanno accolta.
(Giovanni I,1-5)
(continua)